L’obiettivo della ricerca era effettuare una fotografia relativamente dettagliata di un sistema distrettuale in continuo cambiamento, caratterizzato da valori, aspettative e funzioni molto ampie, con particolare riferimento all’assistenza primaria, risalendo quindi ai principi della Conferenza di Alma Ata del 1978 e ai connessi contenuti ripresi nella legge n. 833/1978 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Ne era emersa una definizione e un’articolazione ampiamente diversificata a livello locale, come atteso e anche previsto dalle norme, diversità connaturate alla necessità del Distretto di inserirsi nella comunità locale e di rispondere alle esigenze specifiche della popolazione.

L’Indagine si sviluppava in un questionario (PDF - 277 kb) di 31 domande, spesso articolate in più sottoquesiti, con focalizzazione sugli aspetti istituzionali e di livello aziendale, individuati a partire dalle indicazioni normative in materia (D. Lgs. n. 502/92 e s.m.i.), cercando una chiarezza nelle funzioni assegnate al Distretto, nell’organizzazione posta a sostegno delle funzioni e attività e nelle responsabilità attribuite al Direttore di Distretto.

Si aggiungeva un quadro di domande sui Livelli Essenziali di Assistenza, volte ad identificare la responsabilità del Distretto nella gestione dei servizi rientranti nel LEA “Assistenza distrettuale” e, in particolare, se al Distretto era affidata la governance di questi aspetti, se la stessa era condivisa con altri soggetti istituzionali dell’Azienda sanitaria oppure se gli stessi erano gestiti solo marginalmente dal Distretto.

Lo svolgimento dell’Indagine si era rivelato molto articolato e anche complesso, con esiti positivi di consenso (tasso di risposta del 79%) e segnali importanti di sviluppo della realtà distrettuale, quali: la diffusa configurazione del Distretto come struttura complessa; l’adozione di precisi strumenti di programmazione delle attività; la definizione di ambiti territoriali non parcellizzati, con una media nazionale di popolazione di riferimento di 45.000 abitanti.

Altre risposte erano risultate meno chiare o di difficile interpretazione, quali la scarsa autonomia economico-finanziaria (i cui contenuti non sono sempre stati univoci) rispetto ad un’ampia configurazione del Distretto come centro di responsabilità e come struttura complessa; la difficoltà di identificare lo strumento utilizzato in modo “prevalente” per garantire l’integrazione sociosanitaria, per la diffusa presenza di più modalità (tra cui accordo di programma, delega, consorzio). In ogni caso, l’osservazione sullo stato dell’arte del Distretto, delle sue relazioni con la struttura organizzativa e con lo sviluppo di strumenti manageriali all’interno delle aziende sanitarie ha consentito di comprendere meglio l’evoluzione del Distretto, oltre ai punti di condivisione e di lontananza rispetto alla principale normativa di riferimento (D. Lgs. n. 229/99; Piani Sanitari Nazionali; DPCM 29.11.2001 sui Livelli Essenziali di Assistenza).

Ne è risultato un profilo di Distretto che cominciava a connotarsi anche in chiave aziendalistica, utilizzando strumenti di programmazione, responsabilizzazione e controllo, ma rimaneva ancora un organismo “debole” da un punto di vista della governance diretta sulle funzioni teoricamente attribuite, in particolare rispetto alle attività e ai servizi correlati al livello di assistenza distrettuale.

Una responsabilità piena e diretta del Distretto risultava superiore al 50% dei casi solo rispetto all’assistenza domiciliare, mentre saliva all’80% rispetto all’organizzazione dell’unità di valutazione multidimensionale e al piano di assistenza individuale. Molte altre attività risultavano svolte in modo condiviso tra Distretto e altre strutture aziendali, mentre la responsabilità diretta del Distretto appariva relativamente bassa anche in aree di particolare rilievo, quali: il controllo della spesa farmaceutica; l’erogazione di servizi di assistenza integrativa; il coordinamento dell’assistenza specialistica ambulatoriale (area che risulta ancora fortemente collegata all’ambito ospedaliero).

Si rilevava, inoltre, un ruolo del Distretto ancora da sviluppare pienamente rispetto alla cronicità, in particolare nella gestione degli accessi e del percorso di assistenza in ambito domiciliare e residenziale. Molto interessanti anche gli aspetti della partecipazione dei cittadini alle attività del Distretto, che trovavano strade diverse e, in particolare, univano alla “carta dei servizi” la costituzione di comitati misti o l’attivazione di incontri periodici con le associazioni di cittadinanza, fino ad alcune esperienze di tavoli di confronto e monitoraggio e di programmi di customer satisfaction. Un riferimento era stato fatto anche sul rapporto con i medici di medicina generale nel Distretto (curato più specificamente in altre indagini del Ministero della Salute negli stessi anni 2005-06), affrontato nell’Indagine unicamente rispetto alla presenza di programmi di coinvolgimento dei medici in percorsi di assistenza (con un risultato positivo quasi univoco: 96% di coinvolgimento) e della partecipazione dei Distretti alla definizione degli accordi aziendali per la medicina generale (presente nel 54% dei casi).

I risultati della ricerca sono contenuti in un report finale.

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