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Agenas pubblica la rivista "Monitor - Elementi di analisi e osservazione del sistema salute" e una collana di approfondimenti monografici e "I Quaderni di Monitor", consultabili nell'archivio suddiviso per anno. La rivista è rivolta ai rappresentanti delle istituzioni, agli operatori della sanità e alle Università.
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I risultati del PNE sono pubblicati sul sito web dedicato a cui è possibile accedere anche dall’home page del sito AGENAS; per poter consultare i dati è sufficiente registrarsi tramite username e password.
La navigazione è organizzata nelle seguenti sezioni:
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Struttura Ospedaliera/ASL
Sintesi per Struttura/ASL
Strumenti per audit
S.I. Emergenza Urgenza
Sperimentazioni regionali
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La governance di PNE è costituita da una struttura tecnico-scientifica e organizzativa che comprende:
- la Direzione scientifica, costituita all’interno della Direzione generale di AGENAS e composta dal Coordinatore delle attività, dal Responsabile tecnico e dalla Segreteria del PNE.
- il Comitato Nazionale del Programma Nazionale Esiti (Regolamento PDF), istituito il 3 agosto 2017, che fornisce supporto tecnico-scientifico all’attività PNE e propone integrazioni o modifiche ai contenuti, agli indicatori e alle metodologie del PNE. Esso è presieduto dal Direttore generale di AGENAS ed è composto da: il Coordinatore delle attività del PNE, il Responsabile tecnico, un rappresentante designato dalla Regione Veneto, in qualità di Ente capofila del progetto interregionale “Portale per la trasparenza dei servizi per la salute”. Fanno, inoltre, parte del Comitato: tre rappresentanti delle Direzioni Generali del Ministero della Salute, un rappresentante dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), un rappresentante dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), un rappresentante dell’Osservatorio Nazionale della Formazione Medico Specialistica presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), esperti designati da AGENAS. Ogni Regione e Provincia Autonoma ha designato un proprio referente. È prevista la partecipazione di un rappresentante di Cittadinanzattiva.
- il Gruppo Tecnico Scientifico (Regolamento PDF) che garantisce la funzione tecnico-scientifica di PNE.
- il Centro di riferimento operativo che si occupa di progettazione, gestione, disegno, analisi dati e gestione sito web PNE.
La governance di PNE è costituita da una struttura tecnico-scientifica e organizzativa che comprende:
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- il Comitato Nazionale del Programma Nazionale Esiti (Regolamento PDF), istituito il 3 agosto 2017, che fornisce supporto tecnico-scientifico all’attività PNE e propone integrazioni o modifiche ai contenuti, agli indicatori e alle metodologie del PNE. Esso è presieduto dal Direttore generale di AGENAS ed è composto da: il Coordinatore delle attività del PNE, il Responsabile tecnico, un rappresentante designato dalla Regione Veneto, in qualità di Ente capofila del progetto interregionale “Portale per la trasparenza dei servizi per la salute”. Fanno, inoltre, parte del Comitato: tre rappresentanti delle Direzioni Generali del Ministero della Salute, un rappresentante dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), un rappresentante dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), un rappresentante dell’Osservatorio Nazionale della Formazione Medico Specialistica presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), esperti designati da AGENAS. Ogni Regione e Provincia Autonoma ha designato un proprio referente. È prevista la partecipazione di un rappresentante di Cittadinanzattiva.
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Negli ultimi anni PNE ha incrementato costantemente il numero di indicatori, valutati e selezionati. In particolare sono aumentati nell’area angiologica, ortopedica e pediatrica, passando da 146 nel 2015, a 166 nel 2017, fino a 175 nel 2018 (70 di esito e processo*, 75 volumi di attività e 30 indicatori di ospedalizzazione). Scarica qui l'elenco completo degli indicatori PNE (Excel).
Per visualizzare il dettaglio cliccare sul " + "
Esito e Processo*
PNE si concentra su interventi sanitari di provata efficacia che dovrebbero essere offerti a tutta la popolazione in condizione di equità. Risultati degli indicatori di esito/processo più rappresentativi
Frattura del collo del femore entro 2 giorni
Descrizione dell'indicatore
Standard minimo
Risultati nazionali 2016 (su dati 2015)
Risultati nazionali 2017 (su dati 2016)
Andamento nazionale (su dati 2010 - 2016)
Frattura del collo del femore entro 2 giorni: garantire un intervento chirurgico tempestivo entro due giorni per la frattura del collo del femore ai soggetti sopra i 65 anni costituisce un evidente beneficio di salute e anche un vantaggio in termini di risorse impiegate. Benefici: migliori outcome funzionali; minore durata del dolore; minori complicanze post-operatorie; riduzione mortalità
Il Regolamento del Ministero della Salute (DM 70) fissa al 60% la proporzione minima per struttura di interventi chirurgici entro le 48 ore per pazienti con frattura di femore sopra i 65 anni. Lo standard internazionale atteso è superiore all’80%.
55% di interventi entro due giorni su pazienti › 65 anni con elevata variabilità inter e intra-region.: da 0,8% a 93% 28.000 pazienti hanno beneficiato dell’intervento tempestivo 200.000 giornate di degenza risparmiate
58% di interventi entro due giorni su pazienti › 65 anni con elevata variabilità inter e intra-regionale: 3% al 97% 32.000 pazienti hanno beneficiato dell’intervento tempestivo
Da 31% del 2010 a 58% del 2016 di interventi entro due giorni su pazienti sopra i 65 anni 112.000 pazienti hanno beneficiato dell’intervento tempestivo
Taglio Cesareo
Descrizione dell'indicatore
Standard minimo
Risultati nazionali 2016 (su dati 2015)
Risultati nazionali 2017 (su dati 2016)
Andamento nazionale (su dati 2010 - 2016)
Taglio cesareo: il parto cesareo rispetto a quello naturale comporta maggiori rischi per la donna e per il bambino e dovrebbe essere effettuato solo in presenza di indicazioni specifiche. L’Italia è uno dei Paesi europei con il numero più alto di tagli cesarei annui.
Il Regolamento del Ministero della Salute (DM 70) fissa al 25% la quota massima di cesarei primari per i punti nascita con più di 1.000 parti e al 15% per quelli con meno di 1.000
25% di tagli cesarei effettuati 12.000 donne a cui è stato evitato un cesareo primario Elevata variabilità inter e intra-regionale: da 5% a 93%
24,5% di tagli cesarei effettuati 13.500 donne a cui è stato evitato un cesareo primario Elevata variabilità inter e intra regionale: da 6% a 92%
Da 29% di tagli cesarei effettuati nel 2010 al 24,5% nel 2016 58.500 donne a cui è stato evitato un cesareo primario
Ospedalizzazione
PNE misura indirettamente la qualità delle cure territoriali, individuando le ASL nelle quali si osservano eccessi di ospedalizzazioni potenzialmente evitabili grazie alla corretta presa in carico del paziente a livello territoriale. Risultati degli indicatori di ospedalizzazione più rappresentativi.
Ospedalizzazione per intervento di tonsillectomia
Descrizione dell'indicatore
Risultati nazionali 2016 (su dati 2015)
Risultati nazionali 2017 (su dati 2016)
Andamento nazionale (su dati 2010 - 2016)
Ospedalizzazione per intervento di tonsillectomia: Le linee guida nazionali e internazionali concordano nell’indicare la necessità di limitare tale intervento. Elevati tassi di ospedalizzazione per tonsillectomia suggeriscono la possibile presenza di casi trattati chirurgicamente senza una chiara indicazione al trattamento chirurgico.
2,3 ‰ tasso di ospedalizzazione 5.286 (manca il dato) bambini a cui è stato risparmiato un intervento ad alto rischio di inappropriatezza Elevata variabilità inter e intra-regionale
2,15 ‰ tasso di ospedalizzazione 6.400 bambini a cui è stato risparmiato un intervento ad alto rischio di inappropriatezza Elevata variabilità inter e intra-regionale
Da 2,8‰ del 2010 a 2,15 ‰ del 2016 (tasso di ospedalizzazione)
Ospedalizzazione per broncopneumopatia cronico ostruttiva BPCO
Descrizione dell'indicatore
Risultati nazionali 2015 (su dati 2014)
Risultati nazionali 2016 (su dati 2015)
Andamento nazionale(su dati 2010 - 2015)
Ospedalizzazione in regime ordinario per broncopneumopatia cronico ostruttiva BPCO” misura le ospedalizzazioni per BPCO e non valuta la qualità dell’assistenza ospedaliera ma la capacità dell’assistenza territoriale di gestire adeguatamente la BPCO evitando l’evoluzione verso livelli di gravità maggiori e la conseguente necessità di ricorrere alle ospedalizzazioni per riacutizzazioni, insufficienza respiratoria e, nei casi più gravi, alla chirurgia polmonare
2,12 ‰ tasso di ospedalizzazione 16.000 ospedalizzazioni evitate Discreta variabilità inter e intra-regionale
1,9 ‰ tasso di ospedalizzazione 24.000 ospedalizzazioni evitate Discreta variabilità inter e intra-regionale
Da 2,5‰ del 2010 a 1,9 ‰ del 2016 (tasso di ospedalizzazione)
Volumi di attività
PNE riporta il numero annuo di prestazioni per un dato intervento, per il quale l'associazione tra volumi di attività e migliori esiti delle cure sia stata dimostrata in letteratura. Risultati degli indicatori di volumi di attività più rappresentativi.
Parti
Descrizione dell'indicatore
Standard minimo
Risultati nazionali 2016 (su dati 2015)
Risultati nazionali 2017 (su dati 2016)
Andamento nazionale (su dati 2010 - 2016)
Parti: I volumi di attività rappresentano una delle caratteristiche misurabili che possono avere un rilevante impatto sull’efficacia degli interventi e sull’esito delle cure. Le evidenze scientifiche sull’associazione tra volumi di parti ed esiti di salute materno-infantile mostrano un’associazione tra bassi volumi ed esiti sfavorevoli.
Il Regolamento Il Regolamento del Ministero della Salute (DM 70) rimanda all’accordo Stato Regioni che, già nel 2010, prevedeva la chiusura delle maternità con meno di 500 parti.
118 strutture con meno di 500 parti l'anno (24%) *Escluse le strutture con meno di 10 parti annui
97 strutture con meno di 500 parti l'anno (21%) *Escluse le strutture con meno di 10 parti annui
Da 155 strutture del 2010 a 97 strutture del 2016 parti l'anno *Escluse le strutture con meno di 10 parti annui
Intervento tumore alla mammella
Descrizione dell'indicatore
Standard minimo
Risultati nazionali 2016 (su dati 2015)
Risultati nazionali 2017 (su dati 2016)
Andamento nazionale (su dati 2010 - 2016)
Intervento chirurgico per Tumore maligno mammella: per questo intervento l’associazione tra volume ed esiti, dimostrata in letteratura e dalle evidenze scientifiche, è confermata anche dalla analisi dei dati nazionali analizzati dal PNE.
Il Regolamento del Ministero della Salute (DM 70), come le linee guida internazionali, identifica come soglia minima 150 interventi chirurgici annui.
123 strutture che effettuano più di 150 interventi annui (27%) 449 strutture che eseguono più di 10 interventi annui
140 strutture che effettuano più di 150 interventi annui (33%) 424 strutture che eseguono più di 10 interventi annui
Da 110 strutture che effettuano più di 150 interventi annui nel 2010 a 140 strutture che effettuano più di 150 interventi nel 2016
*Indicatori di Esito: documentano una modifica degli esiti assistenziali clinici (mortalità, eventi clinici, etc), economici (costi sanitari diretti, indiretti e intangibili) e umanistici (sintomi, qualità di vita, soddisfazione del paziente). Indicatori di Processo: misurano l’appropriatezza del processo assistenziale secondo quanto definito da standard di riferimento: linee guida EBM, percorsi assistenziali.
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Negli ultimi anni PNE ha incrementato costantemente il numero di indicatori, valutati e selezionati. In particolare sono aumentati nell’area angiologica, ortopedica e pediatrica, passando da 146 nel 2015, a 166 nel 2017, fino a 175 nel 2018 (70 di esito e processo*, 75 volumi di attività e 30 indicatori di ospedalizzazione). Scarica qui l'elenco completo degli indicatori PNE (Excel).
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Esito e Processo*
PNE si concentra su interventi sanitari di provata efficacia che dovrebbero essere offerti a tutta la popolazione in condizione di equità. Risultati degli indicatori di esito/processo più rappresentativi
Frattura del collo del femore entro 2 giorni
Descrizione dell'indicatore
Standard minimo
Risultati nazionali 2016 (su dati 2015)
Risultati nazionali 2017 (su dati 2016)
Andamento nazionale (su dati 2010 - 2016)
Frattura del collo del femore entro 2 giorni: garantire un intervento chirurgico tempestivo entro due giorni per la frattura del collo del femore ai soggetti sopra i 65 anni costituisce un evidente beneficio di salute e anche un vantaggio in termini di risorse impiegate. Benefici: migliori outcome funzionali; minore durata del dolore; minori complicanze post-operatorie; riduzione mortalità
Il Regolamento del Ministero della Salute (DM 70) fissa al 60% la proporzione minima per struttura di interventi chirurgici entro le 48 ore per pazienti con frattura di femore sopra i 65 anni. Lo standard internazionale atteso è superiore all’80%.
55% di interventi entro due giorni su pazienti › 65 anni con elevata variabilità inter e intra-region.: da 0,8% a 93% 28.000 pazienti hanno beneficiato dell’intervento tempestivo 200.000 giornate di degenza risparmiate
58% di interventi entro due giorni su pazienti › 65 anni con elevata variabilità inter e intra-regionale: 3% al 97% 32.000 pazienti hanno beneficiato dell’intervento tempestivo
Da 31% del 2010 a 58% del 2016 di interventi entro due giorni su pazienti sopra i 65 anni 112.000 pazienti hanno beneficiato dell’intervento tempestivo
Taglio Cesareo
Descrizione dell'indicatore
Standard minimo
Risultati nazionali 2016 (su dati 2015)
Risultati nazionali 2017 (su dati 2016)
Andamento nazionale (su dati 2010 - 2016)
Taglio cesareo: il parto cesareo rispetto a quello naturale comporta maggiori rischi per la donna e per il bambino e dovrebbe essere effettuato solo in presenza di indicazioni specifiche. L’Italia è uno dei Paesi europei con il numero più alto di tagli cesarei annui.
Il Regolamento del Ministero della Salute (DM 70) fissa al 25% la quota massima di cesarei primari per i punti nascita con più di 1.000 parti e al 15% per quelli con meno di 1.000
25% di tagli cesarei effettuati 12.000 donne a cui è stato evitato un cesareo primario Elevata variabilità inter e intra-regionale: da 5% a 93%
24,5% di tagli cesarei effettuati 13.500 donne a cui è stato evitato un cesareo primario Elevata variabilità inter e intra regionale: da 6% a 92%
Da 29% di tagli cesarei effettuati nel 2010 al 24,5% nel 2016 58.500 donne a cui è stato evitato un cesareo primario
Ospedalizzazione
PNE misura indirettamente la qualità delle cure territoriali, individuando le ASL nelle quali si osservano eccessi di ospedalizzazioni potenzialmente evitabili grazie alla corretta presa in carico del paziente a livello territoriale. Risultati degli indicatori di ospedalizzazione più rappresentativi.
Ospedalizzazione per intervento di tonsillectomia
Descrizione dell'indicatore
Risultati nazionali 2016 (su dati 2015)
Risultati nazionali 2017 (su dati 2016)
Andamento nazionale (su dati 2010 - 2016)
Ospedalizzazione per intervento di tonsillectomia: Le linee guida nazionali e internazionali concordano nell’indicare la necessità di limitare tale intervento. Elevati tassi di ospedalizzazione per tonsillectomia suggeriscono la possibile presenza di casi trattati chirurgicamente senza una chiara indicazione al trattamento chirurgico.
2,3 ‰ tasso di ospedalizzazione 5.286 (manca il dato) bambini a cui è stato risparmiato un intervento ad alto rischio di inappropriatezza Elevata variabilità inter e intra-regionale
2,15 ‰ tasso di ospedalizzazione 6.400 bambini a cui è stato risparmiato un intervento ad alto rischio di inappropriatezza Elevata variabilità inter e intra-regionale
Da 2,8‰ del 2010 a 2,15 ‰ del 2016 (tasso di ospedalizzazione)
Ospedalizzazione per broncopneumopatia cronico ostruttiva BPCO
Descrizione dell'indicatore
Risultati nazionali 2015 (su dati 2014)
Risultati nazionali 2016 (su dati 2015)
Andamento nazionale(su dati 2010 - 2015)
Ospedalizzazione in regime ordinario per broncopneumopatia cronico ostruttiva BPCO” misura le ospedalizzazioni per BPCO e non valuta la qualità dell’assistenza ospedaliera ma la capacità dell’assistenza territoriale di gestire adeguatamente la BPCO evitando l’evoluzione verso livelli di gravità maggiori e la conseguente necessità di ricorrere alle ospedalizzazioni per riacutizzazioni, insufficienza respiratoria e, nei casi più gravi, alla chirurgia polmonare
2,12 ‰ tasso di ospedalizzazione 16.000 ospedalizzazioni evitate Discreta variabilità inter e intra-regionale
1,9 ‰ tasso di ospedalizzazione 24.000 ospedalizzazioni evitate Discreta variabilità inter e intra-regionale
Da 2,5‰ del 2010 a 1,9 ‰ del 2016 (tasso di ospedalizzazione)
Volumi di attività
PNE riporta il numero annuo di prestazioni per un dato intervento, per il quale l'associazione tra volumi di attività e migliori esiti delle cure sia stata dimostrata in letteratura. Risultati degli indicatori di volumi di attività più rappresentativi.
Parti
Descrizione dell'indicatore
Standard minimo
Risultati nazionali 2016 (su dati 2015)
Risultati nazionali 2017 (su dati 2016)
Andamento nazionale (su dati 2010 - 2016)
Parti: I volumi di attività rappresentano una delle caratteristiche misurabili che possono avere un rilevante impatto sull’efficacia degli interventi e sull’esito delle cure. Le evidenze scientifiche sull’associazione tra volumi di parti ed esiti di salute materno-infantile mostrano un’associazione tra bassi volumi ed esiti sfavorevoli.
Il Regolamento Il Regolamento del Ministero della Salute (DM 70) rimanda all’accordo Stato Regioni che, già nel 2010, prevedeva la chiusura delle maternità con meno di 500 parti.
118 strutture con meno di 500 parti l'anno (24%) *Escluse le strutture con meno di 10 parti annui
97 strutture con meno di 500 parti l'anno (21%) *Escluse le strutture con meno di 10 parti annui
Da 155 strutture del 2010 a 97 strutture del 2016 parti l'anno *Escluse le strutture con meno di 10 parti annui
Intervento tumore alla mammella
Descrizione dell'indicatore
Standard minimo
Risultati nazionali 2016 (su dati 2015)
Risultati nazionali 2017 (su dati 2016)
Andamento nazionale (su dati 2010 - 2016)
Intervento chirurgico per Tumore maligno mammella: per questo intervento l’associazione tra volume ed esiti, dimostrata in letteratura e dalle evidenze scientifiche, è confermata anche dalla analisi dei dati nazionali analizzati dal PNE.
Il Regolamento del Ministero della Salute (DM 70), come le linee guida internazionali, identifica come soglia minima 150 interventi chirurgici annui.
123 strutture che effettuano più di 150 interventi annui (27%) 449 strutture che eseguono più di 10 interventi annui
140 strutture che effettuano più di 150 interventi annui (33%) 424 strutture che eseguono più di 10 interventi annui
Da 110 strutture che effettuano più di 150 interventi annui nel 2010 a 140 strutture che effettuano più di 150 interventi nel 2016
*Indicatori di Esito: documentano una modifica degli esiti assistenziali clinici (mortalità, eventi clinici, etc), economici (costi sanitari diretti, indiretti e intangibili) e umanistici (sintomi, qualità di vita, soddisfazione del paziente). Indicatori di Processo: misurano l’appropriatezza del processo assistenziale secondo quanto definito da standard di riferimento: linee guida EBM, percorsi assistenziali.
La verifica degli adempimenti, mediante un lavoro istruttorio preparato dagli uffici del Ministero con il supporto di Agenas e AIFA, è a cura del Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza in condizioni di appropriatezza ed efficacia nell’utilizzo delle risorse (di seguito brevemente rinominato come Comitato LEA (LINK)
Si invita a consultare il sito del Ministero della Salute per:
Nell’ambito del Comitato LEA, inoltre, è stato istituito un tavolo tecnico, a cui partecipa l’Agenas, con l’obiettivo di sperimentare la metodologia di monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza prevista dal Decreto del Ministero della salute del 12 marzo 2019 recante “Nuovo sistema di garanzia per il monitoraggio dell'assistenza sanitaria" (LINK)
Il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) (LINK) è lo strumento che consente, con le numerose informazioni ad oggi disponibili sul Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS), di misurare secondo le dimensioni dell'equità, dell'efficacia, e della appropriatezza che tutti i cittadini italiani ricevano le cure e le prestazioni rientranti nei Livelli essenziali di assistenza
La verifica degli adempimenti, mediante un lavoro istruttorio preparato dagli uffici del Ministero con il supporto di Agenas e AIFA, è a cura del Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza in condizioni di appropriatezza ed efficacia nell’utilizzo delle risorse (di seguito brevemente rinominato come Comitato LEA (LINK)
Si invita a consultare il sito del Ministero della Salute per:
Nell’ambito del Comitato LEA, inoltre, è stato istituito un tavolo tecnico, a cui partecipa l’Agenas, con l’obiettivo di sperimentare la metodologia di monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza prevista dal Decreto del Ministero della salute del 12 marzo 2019 recante “Nuovo sistema di garanzia per il monitoraggio dell'assistenza sanitaria" (LINK)
Il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) (LINK) è lo strumento che consente, con le numerose informazioni ad oggi disponibili sul Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS), di misurare secondo le dimensioni dell'equità, dell'efficacia, e della appropriatezza che tutti i cittadini italiani ricevano le cure e le prestazioni rientranti nei Livelli essenziali di assistenza
Anche nell’edizione 2016, i dati del Programma Nazionale Esiti presentano progressi incoraggianti nella qualità delle cure, dimostrando che è possibile rispondere in modo efficace ed efficiente ai bisogni di salute del cittadino grazie ad interventi mirati, che incidono sull’organizzazione dell’offerta sanitaria delle diverse strutture assistenziali. Garantire un intervento chirurgico tempestivo entro due giorni per la frattura del collo del femore ai soggetti fragili sopra i 65 anni costituisce un evidente beneficio di salute. Inoltre l’intervento chirurgico tempestivo entro due giorni per la frattura del collo del femore rappresenta anche un vantaggio in termini di risorse impiegate. Negli ultimi 5 anni sono circa 80.000 i pazienti che hanno beneficiato di un intervento tempestivo, di cui 28.000 nell’ultimo anno. Sono state più di 670.000 le giornate di degenza risparmiate, di cui 200.000 nel 2015. La proporzione di interventi entro i due giorni che nel 2010 si attestava al 31%, nel 2015 è passata al 55%, crescendo del 5% anche rispetto al 2014. Per questo indicatore il regolamento del Ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell’assistenza ospedaliera ha fissato, come valore di riferimento, lo standard minimo al 60%. A livello intra e interregionale si osserva una notevole variabilità, con valori per struttura ospedaliera che vanno da un minimo dell’1% ad un massimo del 97%. In ogni regione è presente almeno una struttura che rispetta lo standard, fatta eccezione per Campania, Molise e Calabria. In tema di nascite, il medesimo regolamento del Ministero della Salute fissa al 25% la quota massima di cesarei primari per le maternità con più di 1000 parti annui e 15% per le maternità con meno di 1000 parti annui. È noto, infatti, come il ricorso al parto cesareo rispetto a quello naturale comporta maggiori rischi per la donna e per il bambino ed è richiesto solo in caso di indicazioni cliniche specifiche. I dati di questo anno ci indicano che la proporzione di parti cesarei primari continua a scendere progressivamente dal 29% del 2010 al 25% del 2015. Negli ultimi 5 anni sono circa 45.000 le donne alle quali è stato risparmiato un taglio cesareo primario, di cui 12.000 nel 2015. Rimangono ancora significative le differenze tra le regioni del nord Italia e le regioni del sud, con valori medi rispettivamente inferiori e superiori al 20% e che, nel caso della Campania sono stabili al 50%. Fa eccezione la Liguria, con risultati analoghi a quelli delle regioni del Sud. Per quanto riguarda, poi, la mortalità a 30 giorni dal ricovero per infarto acuto del miocardio, i risultati del 2015 evidenziano una diminuzione che continua, dal 10,4% del 2010 al 9,0% del 2015. Risulta bassa la variabilità interregionale e discreta quella intra regionale, con valori che variano da un minimo dell’1,3% ad un massimo del 25%. Passando all’analisi degli indicatori di ospedalizzazione, utile anche come elemento di valutazione indiretta della qualità delle cure territoriali, il PNE individua le Aziende Sanitarie in cui viene effettuato un numero elevato di ospedalizzazioni potenzialmente evitabili in caso di una corretta presa in carico del paziente a livello territoriale. Nello specifico, grazie a questi indicatori, si rileva che nel 2015 il numero di ricoveri di alcune tipologie a rischio di inappropriatezza risulta diminuito. In dettaglio, il tasso di ospedalizzazione per broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) si è ridotto progressivamente dal 2.5‰ nel 2010 al 2.1‰ nel 2015. Si stima che nel 2015 siano circa 16.000 i pazienti a cui è stata risparmiata una ospedalizzazione potenzialmente evitabile. Altro dato: un elevato tasso di ospedalizzazione per tonsillectomia, ad esempio, evidenzia la possibile presenza di un numero elevato di casi trattati chirurgicamente senza una chiara indicazione all’intervento chirurgico. Nel 2015 il tasso di ospedalizzazione per questo tipo di intervento è diminuito passando dal 2.8‰ del 2010 al 2.3‰. Ciò significa che sono stati evitati circa 5.300 interventi ad alto rischio di inappropriatezza con un’elevata variabilità intra e interregionale. Diminuite anche le ospedalizzazioni per un altro intervento chirurgico ad elevato rischio di inappropriatezza: l’appendicectomia. Il tasso di ospedalizzazione per questo intervento in modalità laparotomica è diminuito progressivamente nel tempo, passando dal 1,25‰ del 2010 allo 0,73‰ del 2015, a fronte di un aumento dei ricoveri per appendicectomia laparoscopica che è passata dal 0,49‰ al 0,63‰. L’offerta di intervento di appendicectomia laparoscopica, è molto più alta nelle regioni del nord rispetto alle regioni del sud. Il PNE dedica, inoltre, nelle sue analisi, un particolare approfondimento alla correlazione tra volumi di attività ed esito delle cure. I volumi di attività rappresentano una delle caratteristiche misurabili di processo che possono avere un rilevante impatto sull’efficacia degli interventi e sull’esito delle cure. L’associazione tra volume ed esiti, dimostrata in letteratura e dalle evidenze scientifiche, è confermata anche dalla analisi dei dati nazionali analizzati dal PNE. Entrando nel dettaglio delle diverse attività analizzate, per ciò che riguarda le Breast Unit, le linee guida internazionali identificano standard di qualità che per quanto riguarda gli interventi chirurgici, individuano una soglia minima di 150 interventi chirurgici annui per tumore della mammella, soglia che è stata definita anche nel regolamento del Ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell’assistenza ospedaliera. Nel 2015, in Italia, delle 449 strutture ospedaliere che eseguono più di 10 interventi chirurgici per il TM della mammella, solo 123 (27%) presentano volumi di attività superiore a 150 interventi annui. Passando, poi, al TM dello stomaco, 309 strutture ospedaliere eseguono più di 5 interventi chirurgici; tra queste, solo 91 strutture (29%) presentano un volume di attività superiore a 20 interventi annui. Sempre nel 2015, 147 strutture ospedaliere in Italia eseguono più di 5 interventi chirurgici per TM del polmone; tra queste, solo 37 strutture (25%) presentano un volume di attività superiore a 100 interventi annui. In tema di volumi di parti ed esiti di salute materno-infantile, le evidenze scientifiche evidenziano un’associazione tra bassi volumi ed esiti sfavorevoli. Il regolamento del Ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell’assistenza ospedaliera rimanda all’accordo Stato Regioni che, già nel 2010, prevedeva la chiusura delle maternità con meno di 500 parti. Escludendo le strutture con meno di 10 parti annui, nel 2015 in Italia le strutture ospedaliere con meno di 500 parti annui sono 118 (24%), in diminuzione rispetto al 2010 (155 maternità con meno di 500 parti annui).
Tra i compiti di AGENAS vi è quello di mantenere sotto osservazione il sistema sanitario nella sua componente economica.
Il monitoraggio economico del SSN viene sviluppato utilizzando la base documentale che riportiamo di seguito.
Provvedimenti nazionali e regionali in materia economico-gestionale: determinazione del fabbisogno sanitario nazionale e regionale, sistema di finanziamento delle aziende sanitarie e di remunerazione delle prestazioni sanitarie (tariffe e funzioni), indicatori economico-gestionali;
dati economici rilevabili dai flussi contabili: CE, SP, LA e CP;
conto annuale relativo al personale;
flussi nazionali relativi alla remunerazione delle prestazioni e alla mobilità sanitaria;